Dal 1° al 3 novembre Misurata sarà al centro di un’importante missione imprenditoriale italiana promossa dalla Camera di commercio italo-libica, che coinvolge circa 60 aziende italiane e oltre 200 libiche. L’iniziativa, organizzata in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia a Tripoli e Unioncamere, con il sostegno della Misurata Free Zone, è la prima missione di sistema nella città industriale libica, dopo quelle organizzate a Tripoli e Bengasi.

La giornata centrale sarà quella del 1° novembre, con i lavori del Forum imprenditoriale e degli investimenti libico-italiano, che offrirà alla delegazione imprenditoriale italiana l’occasione di esplorare le opportunità della zona franca di Misurata e di partecipare a incontri B2B con oltre 200 aziende libiche.

Istituita nel 2000 e riorganizzata nel 2006, la Misurata Free Zone è stata la prima zona franca della Libia. Comprende il principale porto commerciale del Paese, attraverso il quale transita, secondo i dati dell’ente gestore, circa il 60 per cento degli scambi commerciali non petroliferi libici. Tuttavia, è negli ultimi anni che il processo di sviluppo della zona franca ha subito una significativa accelerazione, culminata nel gennaio 2026 con un importante accordo di investimento internazionale di partenariato pubblico-privato con Terminal Investment Limited (TiL), società del gruppo armatoriale MSC, e la qatariota Maha Capital Partners per l’ampliamento e la modernizzazione del porto di Misurata. L’operazione, alla cui cerimonia di avvio ha partecipato anche il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, prevede investimenti stimati fino a 2,7 miliardi di dollari nell’arco di tre anni, con l’obiettivo di portare progressivamente la capacità di movimentazione a quattro milioni di TEU (unità equivalenti a container da venti piedi) all’anno e trasformare lo scalo in un importante hub di trasbordo del Mediterraneo.

Il rafforzamento della zona franca riguarda anche le collaborazioni internazionali e l’insediamento di nuove attività industriali. Nel giugno 2026 è stato sottoscritto un memorandum d’intesa con il porto belga di Anversa-Bruges per lo sviluppo delle infrastrutture, dei servizi logistici e della digitalizzazione, mentre a luglio sono stati firmati due accordi con la Camera di commercio italo-libica e Confindustria Assafrica e Mediterraneo per promuovere investimenti e partenariati industriali. Lo scorso 22 settembre, la zona franca ha annunciato anche un accordo con la turca MEKA Global, produttrice di impianti per il calcestruzzo e attrezzature per l’edilizia, per l’apertura di una filiale a Misurata.

Tali iniziative si inseriscono nella strategia di affiancare alle attività portuali una crescente presenza manifatturiera, trasformando Misurata da scalo prevalentemente destinato all’arrivo delle merci in una piattaforma industriale capace di produrre ed esportare verso i mercati internazionali e di collegare l’Europa ai Paesi del Sahel e dell’Africa subsahariana. Un approccio che si inserisce nel dibattito europeo sulla vulnerabilità delle catene di approvvigionamento e sulla necessità di avvicinare la produzione ai mercati di destinazione, anche alla luce delle gravi ripercussioni sul traffico commerciale della crisi in Medio Oriente, che ha sensibilmente ridotto i flussi attraverso gli stretti di Hormuz e di Bab el-Mandeb. Secondo i dati di Lloyd’s List Intelligence, tra il 5 e l’11 ottobre 2026 i transiti delle navi non legate all’Iran sono diminuiti del 17%, passando da 126 a 104. Dopo gli attacchi degli Houthi contro l’Arabia Saudita, nell’area dello stretto di Bab el-Mandeb, porta d’accesso al Mar Rosso lungo la rotta verso il Canale di Suez e il Mediterraneo, tra il 12 e il 18 ottobre sono stati registrati 295 transiti, con un tonnellaggio complessivo ancora inferiore del 46% rispetto ai livelli precedenti alla crisi del Mar Rosso, sempre secondo Lloyd’s List.

Dall’agroalimentare alle tecnologie digitali

La delegazione italiana comprende aziende attive in numerosi settori, dalle costruzioni alle infrastrutture, dall’energia alla meccanica industriale, fino alla logistica, alla cantieristica navale, all’agroalimentare, alla sanità e alle tecnologie digitali. Tra i nomi di maggiore rilievo figurano Fincantieri, gruppo della cantieristica navale, Grimaldi Euromed, specializzato nei trasporti marittimi internazionali, e Renco, attiva nella realizzazione di infrastrutture e impianti industriali. Nel comparto delle costruzioni partecipano anche Conpat, BTP Infrastrutture e Consorzio Stabile Energos, mentre nella meccanica e nell’impiantistica industriale figurano SMS group, Mascio Engineering e Mulmix. Il settore delle tecnologie digitali e della cybersicurezza è rappresentato, tra gli altri, da GATE4CY e Circle, mentre nell’agroalimentare è presente Sint Tecnologie, specializzata in impianti e attrezzature per l’industria alimentare. Completano il quadro imprese attive nell’arredamento e nel design, come Berloni, nella produzione di dispositivi medici, come IMESI New Imaging, e nella consulenza ingegneristica, tra cui Studio Latini/European Engineering, attivamente coinvolto nel maxi-piano di ricostruzione e riqualificazione urbana della città libica di Bengasi.

Come riferisce Agenzia Nova, alla missione è prevista anche la partecipazione di Annalisa Tardino, presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mare di Sicilia occidentale, che gestisce, tra gli altri, gli scali di Palermo, Termini Imerese e Trapani. La presidente dell’Autorità è attesa il 1° novembre a Misurata per la firma di un accordo di cooperazione con la zona franca, finalizzato a rafforzare i rapporti tra le infrastrutture portuali siciliane e quelle libiche, nella prospettiva di sviluppare nuovi collegamenti commerciali e logistici tra le due sponde del Mediterraneo. Alla missione partecipa inoltre Confindustria Assafrica e Mediterraneo, accompagnata da tre imprese associate. L’organizzazione imprenditoriale aveva sottoscritto lo scorso luglio un memorandum d’intesa con la Misurata Free Zone per favorire gli investimenti, gli scambi commerciali e le collaborazioni industriali tra i due Paesi.

La partecipazione libica interesserà invece numerosi comparti produttivi e commerciali. Sono state individuate oltre 200 aziende, provenienti principalmente da Tripoli e Misurata, ma anche da Bengasi, Zliten, Al Khums e altri centri del Paese.

Il settore maggiormente rappresentato è quello agroalimentare, con imprese attive nella produzione e trasformazione alimentare, nella pesca, nella lavorazione dei prodotti ittici, nella produzione di farine e mangimi e nella distribuzione. Seguono le imprese delle costruzioni e delle infrastrutture, molte delle quali specializzate nella produzione di cemento, materiali edili, ceramiche e vernici, e quelle dei comparti manifatturiero e meccanico, operanti nella siderurgia, nella lavorazione dei metalli, nelle materie plastiche, nell’imballaggio e nelle apparecchiature industriali.

La rappresentanza economica libica comprenderà inoltre aziende della logistica e dei trasporti, della sanità e della farmaceutica e del settore energetico e petrolifero. Presenti anche operatori delle tecnologie dell’informazione, dei servizi finanziari e degli investimenti, dell’arredamento, del tessile e del turismo.

Sempre nella giornata del 1° novembre verrà inaugurato l’ufficio di rappresentanza della Camera di commercio italo-libica a Misurata, destinato ad assistere stabilmente le imprese italiane e a facilitarne i rapporti con gli interlocutori locali. Lunedì 2 novembre sarà invece dedicato alla conoscenza diretta del sistema industriale di Misurata, attraverso un programma di visite a cinque importanti realtà produttive locali.

Un potenziale ancora inespresso l’assenza dell’Europa

Nonostante il peso economico dell’Unione europea e il ruolo dell’Italia, primo partner commerciale individuale della Libia, il “sistema Europa” continua a incontrare difficoltà nel tradurre la propria presenza economica in un’effettiva influenza politica e strategica.

Secondo i dati della Commissione europea, nel 2025 l’Unione ha rappresentato il 65,1% degli scambi commerciali del Paese nordafricano. Quanto all’Italia, secondo quanto riportato da Agenzia Nova, nei primi quattro mesi del 2026 ha conquistato il primato tra i Paesi fornitori della Libia, superando Cina e Turchia.

A frenare lo sviluppo del potenziale europeo nell’area sarebbero, oltre alla delicata situazione libica, anche la frammentazione delle politiche europee e la mancanza di una strategia comune. In un’analisi pubblicata nel maggio 2026, il think tank statunitense Stimson Center individua nell’eccessiva attenzione dell’UE alla gestione dei flussi migratori uno dei principali fattori del progressivo ridimensionamento dell’influenza europea nel Paese nordafricano. A beneficiare di questa situazione sono stati soprattutto altri attori regionali e internazionali, in particolare la Turchia e la Russia, ma anche la Cina.

Ankara, dopo aver svolto un ruolo decisivo nel conflitto del 2019-2020 a sostegno del governo di Tripoli, ha consolidato la propria presenza militare, politica ed economica, avviando successivamente un riavvicinamento anche alle autorità della Libia orientale. La Russia, attraverso la propria presenza militare nelle aree controllate dalle forze del generale Khalifa Haftar, ha rafforzato invece il proprio ruolo strategico nel Mediterraneo centrale e nel continente africano. Egitto ed Emirati Arabi Uniti mantengono invece importanti relazioni politiche, militari ed economiche con Bengasi, mentre la Cina guarda soprattutto alle opportunità offerte dalla ricostruzione e dallo sviluppo delle infrastrutture.

Tra gli strumenti che l’Europa potrebbe impiegare per rafforzare la propria presenza vi è il Global Gateway, la strategia europea per gli investimenti nelle infrastrutture energetiche e digitali, nei trasporti e nella connettività. La Libia figura nel progetto Medusa, destinato a rafforzare i collegamenti digitali sottomarini tra Europa e Nord Africa, con approdi previsti anche a Tripoli e Bengasi. Ulteriori opportunità potrebbero arrivare dal settore delle energie rinnovabili, dalla modernizzazione delle infrastrutture portuali e logistiche e dallo sviluppo di nuovi collegamenti energetici con il mercato europeo.

Secondo uno studio pubblicato nel marzo 2026 dal politologo maltese André P. DeBattista, il Global Gateway rappresenta un importante strumento di competizione geoeconomica per rafforzare il ruolo dell’UE rispetto alla crescente presenza di altri attori internazionali, in particolare della Cina. Tuttavia, come evidenziato anche dall’International Crisis Group, il principale ostacolo rimane la difficoltà degli Stati membri a sviluppare una strategia realmente coordinata.

Didascalia: immagine tratta dal sito ufficiale della Misurata Free Zone

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